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Corrisponde all'area delle Murge del Sud-Est, in particolare interessa i comuni di Noci, Locorotondo, Alberobello e Castellana.
Il Fragno (Quercus trojana) forma boschi misti con il Leccio (Quercus ilex), con la Roverella (Quercus rubescens) e la Quercia spinosa (Quercus calliprinus). L'assenza di questa specie nelle altre aree pugliesi testimonierebbe un clima particolare e ben differenziato di questa parte delle Murge rispetto, in particolare, alle Murge di Nord-ovest.
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L'area di rifugio ipotizzata in figura comprende specie autoctone, tipiche dell'ambiente considerato, di cui alcune hanno una certa utilità nel controllo dei parassiti delle principali colture dell'area dei querceti semidecidui: fruttiferi, vite, cereali e foraggere.
La principale caratteristiche di queste specie spontanee è la fioritura precoce che oltre a richiamare gli insetti pronubi, favorendo l'impollinazione entomofila dei fruttiferi, attira adulti parassitoidi di insetti fitopatogeni. Un'altra funzione è la capacità di ospitare prede alternative ai parassitoidi come gli afidi. Altre piante, come la Facelia, possono essere inserite con funzione specifica: questa specie, infatti, funge da pianta esca per la Franchliniella occidentalis, svolgendo un'ottima funzione di controllo per i vigneti.
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L'areale pugliese del Fragno è compreso entro valori dell'evapotraspirazione potenziale oscillanti tra 820 e 740 mm. Il Fragno trova quindi il suo optimum climatico in zone dove le medie termiche di gennaio non scendono al di sotto di 6 °C ed il potere evapotraspirante dell'atmosfera non è molto elevato, con deficit medio superiore ai 300 mm. Da ciò risulta che solo le Murge di Sud-Est ed una parte sud orientale della Basilicata presentano queste particolari condizioni.
I fragneti costituiscono un tipo di vegetazione submediterranea semidecidua, quindi di transizione, tra quella sempreverde e quella propriamente decidua. Oltre al Fragno, che rappresenta la specie arborea dominante, si riscontrano varie specie arbustive, in parte sempreverdi, come Fillirea (Phillyrea latifolia), Alaterno (Rhamnus alaternus), Lentisco (Pistacia lentiscus), Viburno (Viburnum tinus), Corbezzolo (Arbutus unedo) ed in parte caducifoglie come Biancospino (Crataegus monogyna), Ciliegio canino (Prunus mahaleb), Nespolo selvatico (Mespilus germanica), Orniello (Fraxinus ornus), Bagolaro (Celtis australis), ecc.
Nella tabella sottostante si possono visualizzare le principali utilità agronomiche svolte dalle piante che possono essere impiegate, con ottimi risultati di attecchimento, per la costituzione di un'area di rifugio in questa zona.
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Nell'Area dei querceti semidecidui ad elevata potenzialità per il Fragno, nella costituzione di un'area di rifugio, possono essere utilizzate alcune specie botaniche che non sono autoctone ma che in quest'area trovano buone capacità di attecchimento e sviluppo.
Tra quelle ad elevata potenzialità ricordiamo:
Spino di Giuda; Enula cepittoni; Giuggiolo; Anagiride; Robinia pseudoacacia; Camomilla; Salice comune; Lentisco; Cappero; Cardo comune e saettone; Asparago spinoso; Fico comune; Calcatreppola; Convolvolo; Ligustro; Noce; Ginestrella; Acero; Cotogno; Perazzo; Melograno; Nespolo giapponese.
Buone potenzialità vegetative presentano:
Erica; Corbezzolo; Pino domestico; Pino d'Aleppo; Cipresso comune; Carlina corimbosa; Viburno; Fillirea; Rosmarino; Pittosporo; Olivastro.
Entra nell'archivio delle schede botaniche, troverai informazioni dettagliate sulle specie botaniche prima indicate!
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